IDONEITÀ ALIMENTARI VS INTOLLERANZE ALIMENTARI - PARTE I



Il corpo umano è una macchina che non ha per tutti gli individui la stessa velocità. Tale velocità è influenzata da numerosi fattori ambientali ma dipende anche da “un marchio di fabbrica” che è proprio di ciascuno: il DNA.

Il DNA di ciascuno determina le caratteristiche di molte reazioni biochimiche che si verificano nel nostro organismo. Sappiamo che tutte le reazioni che si verificano quotidianamente hanno bisogno di vitamine, sali minerali e altre sostanze che sono fondamentali per la corretta riuscita di tali reazioni.

Il concetto di idoneità alimentare entra proprio a questo livello: se noi conosciamo le caratteristiche del nostro motore (attraverso lo studio del DNA) possiamo sapere qual è il tipo di benzina adeguata a farlo funzionare al meglio. Fino a qualche anno fa gli alimenti idonei venivano identificati esclusivamente in base ai sintomi del soggetto, ai parametri di laboratorio e alla tipologia di attività fisica. Oggi abbiamo un’arma in più, che è proprio lo studio e la conoscenza del DNA. Non è indifferente sapere, per esempio scoprire se il nostro organismo è maggiormente predisposto alle infiammazioni, in quanto ci sono alimenti che favoriscono i processi infiammatori e altri che li inibiscono.

Per moltissimi geni è possibile creare una correlazione tra variante genica e alimento idoneo ed è proprio questo che ci permette di creare per ciascuno la mappa alimentare basata sulle idoneità alimentari, l’unico strumento che ci permette di avere un quadro organico di come la persona si deve porre nei confronti del cibo.

Quando parliamo di idoneità alimentare però, il dato genetico di per sé non è sufficiente a capire come una persona deve mangiare e quindi non è in grado da solo di generare l'idoneità alimentare per questo o quell'alimento.

Il dato genetico deve necessariamente essere messo in relazione con altri parametri. In particolare, il quadro della persona può essere schematizzato in 3 gruppi di problematiche e caratteristiche:

  • SITUAZIONE GENERALE: età, sesso, circonferenza addome, BMI;

  • SITUAZIONE CLINICA: situazione clinica data da sintomi, disturbi, patologie, esami di laboratorio e strumentali, farmaci assunti;

  • SITUAZIONE GENETICA: geni esaminati.

L’obiettivo è dare una maggior consapevolezza alimentare e permettere un’alimentazione “su misura” in funzione di quello che la persona è (intendendo l’insieme delle caratteristiche genetiche e la situazione fisiologica e patologica).

E LE INTOLLERANZE ALIMENTARI?

Si fa un gran parlare di intolleranze alimentari: sono ormai decenni che i ricercatori cercano di capire se l’origine di disturbi e patologie (o la causa vera del loro sovrappeso) possa essere dovuta a reazioni avverse nei confronti di un qualche alimento.

Non è facile dare un giudizio equilibrato su questo argomento: in linea di massima possiamo dire che in campo medico c’è un profondo disaccordo sulla possibilità o meno di diagnosticare in modo certo tali fenomeni.

Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse agli alimenti, spesso transitorie, mediate dal sistema immunitario. Questo vuol dire che, a parte pochi casi (per esempio l’intolleranza geneticamente determinata al glutine o al lattosio che sono diagnosticabili con uno specifico test del DNA) le metodiche di analisi possono dare risultati controversi riguardo agli alimenti intolleranti o meno.

Tra l’altro, anche in questo caso, l’intolleranza geneticamente rilevata, non è ancora di per sé indice di intolleranza clinica.

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